Andrea Palladio

Andrea Palladio

I quattro libri dell'Architettura

libro-PalladioNel 1570 Palladio dà alle stampe I Quattro Libri dell'Architettura, nei quali traccia il bilancio di una carriera quarantennale costellata da straordinarie realizzazioni. Nelle tavole ville e palazzi appaiono come l'architetto li aveva immaginati, perfetti, ovvero indenni dai compromessi talora dettati dalla natura dei luoghi o da preesistenze edilizie, e sontuosi, come non sempre sono stati realizzati per ristrettezza di fondi o altre contingenze negative.

L'eredità del Palladio non ha uguali nella storia dell'architettura del mondo occidentale e fors'anche in assoluto. Il suo trattato ha contato numerose ristampe e traduzioni in più lingue, col risultato di amplificarne il messaggio e diffondere lo stile palladiano in tutto il mondo, dall'America alla Nuova Zelanda, bene al di là delle prospettive temporali che l'autore avrebbe potuto immaginare.

Lo stile di scrittura è immediato e preciso, corrispondente al carattere dell'autore che le cronache del tempo descrivono come una persona colta e affabile. Il dettaglio delle descrizioni rivelano una padronanza straordinaria dell'argomento, tanto negli aspetti materiali, appresi nel lungo tirocino, prima come apprendista e poi come capomastro, quanto nelle visioni d'insieme, maturate al cospetto dei capolavori dell'architettura classica.

Michelangelo era un artista introverso e impulsivo. Leonardo era un mostro d'intelligenza. Palladio era un uomo d'equilibrio e misura, doti che traspaiono anche dai suoi ritratti, con uno straordinario senso delle proporzioni e dei rapporti spaziali. Questa, l'irripetibile combinazione che ne ha fatto un genio. Ma al di là di tutto, una persona serena, che proprio della serenità ha fatto la matrice della propria arte e l’arma vincente nella sfida che ogni artista lancia al tempo.

Palladio, architetto super partes

tempiettoL'opera del Palladio vanta più di un primato, a partire dalla concezione della villa nella sua massima espressione architettonica. Al di là dei meriti delle singole opere, tuttavia, c'è una costante che caratterizza tutto il suo curriculum: la sorprendente varietà della committenza.

Questo aspetto riguarda non solo l'’importanza degli enti pubblici, dal Comune di Vicenza alla Serenissima Repubblica di Venezia, o il livello sociale dei privati, tra i quali si contano nobili e commercianti, ma anche il loro orientamento politico, che all'epoca oscillava tra Francia e Spagna sullo scacchiere internazionale e tra Venezia, Milano e la Chiesa su quello nazionale (senza dimenticare che in ambito cittadino questo quadro veniva appesantito dagli inevitabili conti in sospeso tra famiglie).

Ebbene Palladio lavorò indifferentemente per gli uni e per gli altri, mise tutti d'accordo in nome di un'architettura che proprio perché ispirata agli ideali della classicità suscitava incondizionata ammirazione. Un'architettura che si preannunciava universale anche per questo aspetto.

Detto questo, bisogna anche riconoscere che la carriera del Palladio non fu tutta rose e fiori. A Vicenza, per esempio, ottenne commissioni pubbliche che cambiarono il volto della città, si pensi solo alla Basilica di piazza dei Signori, ma in compenso ebbe il piacere di vedere realizzati appieno solo alcuni dei suoi palazzi, opere troppo ambiziose per le famiglie cittadine.

A Venezia si verificò un altro curioso fenomeno: i suoi palazzi non furono ritenuti adatti alla capitale, forse perché troppo innovativi o più probabilmente bollati come provinciali, ragion per cui a specchiarsi in laguna sono solo alcune chiese palladiane.

In entrambi i casi l'architetto sembrò pagare lo scotto della novità e forse dell'invidia: per certi versi troppo ambizioso, per altri troppo avanti nei tempi. In altre parole, non tutti i contemporanei si rivelarono ricettivi al suo pensiero. Oggi sappiano che sarebbe stato compensato dalla secolare fortuna della sua idea di architettura.

Cronologia della vita di Andrea Palladio

palladio-la-vita1508
Nasce a Padova il 30 novembre Andrea, figlio del mugnaio Pietro della Gondola (nel cognome, il riferimento alla tipica imbarcazione veneziane e ai corsi d’acqua lungo i quali sorgevano i mulini)

1521
Quando Andrea compie 13 anni, viene assunto come apprendista presso il laboratorio padovano dello scalpellino Cavazza, ma le condizioni di lavoro, troppo pesanti, lo inducono a cercare migliore fortuna.

1524
Andrea si trasferisce a Vicenza e lavora presso gli scultori Girolamo Pittoni e Giovanni da Porlezza, i cosiddetti maestri Pedemuro, dal nome della contrada dove avevano bottega. Il giovane si occupa dei lavori ripetitivi che abitualmente i titolari lasciano agli allievi – capitelli, rilievi e trabeazioni – ma col passare degli anni diventa sempre più autonomo nel trattare gli aspetti architettonici delle commesse.

1534
A 26 anni Andrea sposa Allegradonna, figlia del carpentiere Marcantonio, dalla quale avrà cinque figli: quattro maschi, Leonida, Marcantonio, Orazio e Silla, e una femmina, Zenobia.

1538 c.
Intorno ai 30 anni avviene l’incontro con il conte Giangiorgio Trissino, celebre letterato e umanista, che intuisce il suo genio e lo prende a benvolere avviandolo allo studio dell’architettura classica; sarà lui a coniare per il giovane Andrea il nome di ‘Palladio’, riferito alla dea greca della sapienza, la Pallade Atena.

1538-1543
In questo quinquiennio il giovane Palladio, accompagnato dal suo mentore, affronta diversi viaggi di istruzione dapprima in Veneto e quindi a Roma e dintorni (altri viaggi si succederanno fino al 1554). Tra i monumenti romani che più lo impressioneranno, il Pantheon, con la grande cupola emisferica che diventerà un elemento caratteristico della villa palladiana.

1542
Alla soglie dei 35 anni Palladio ottiene il primo incarico di rilievo: la ristrutturazione del palazzo della famiglia Thiene, che secondo il progetto avrebbe occupato un intero isolato in posizione centralissima, lungo il corso cittadino. Difficoltà sorte a lavori in corso limitano la realizzazione alla fronte su contrà San Gaetano. Nello stesso anno progetta villa Pisano a Bagnolo di Lonigo, che rappresenta un punto di svolta nella sua concezione architettonica.

1546
A 38 anni giunge la commissione pubblica che consacra ufficialmente il Palladio come architetto della città di Vicenza: le Logge dell’antico Palazzo della Ragione, sede delle autorità civili, in piazza dei Signori. Sarà proprio il Palladio, in omaggio all’architettura classico, a chiamarlo Basilica. Nello stesso periodo progetta importanti palazzi per la nobiltà cittadina.

1550
A 42 anni Palladio progetta palazzo Chiericati, una delle sue più importanti architetture vicentine. Le soluzioni ideate per questa grande residenza privata segnano il passaggio nella piena maturità espressiva dell’architetto. Nello stesso anno progetta Villa Chiericati a Vancimuglio, dove viene applicato per la prima volta il motivo di facciata del tempio antico.

1552
Il Palladio firma il progetto di Villa Cornaro a Piombino Dese e di villa Pisani di Montagnana, che hanno per committenti importanti famiglie veneziane. La carriera dell’architetto entra in una fase di più ampie prospettive, che lo vedranno attivo in diverse località dei domini di terra ferma della Serenissima e nella città lagunare stessa.

1554
Il Palladio realizza una delle sue ville più importanti, villa Barbaro a Maser, non distante da Asolo, che verrà affrescata nel 1560-61 da Paolo Veronese. La costruzione segna il punto di arrivo di un’importante evoluzione formale, con la residenza e gli annessi rustici allineati in un unico, scenografico complesso.

 

1555
In quest'anno l'architetto è tra i fondatori dell’Accademia Olimpica di Vicenza, che riunisce il fior fiore della cultura cittadina per promuovere le arti e le scienze.


1556
È l’anno della Rotonda, alias villa Capra, la più celebre opera del Palladio, icona della sua idea di architettura. Non è casuale che l’artista collochi questa villa-tempio su una collina isolata, sullo sfondo di uno scenario che riassume tutti gli elementi della campagna veneta.

1559-65
Palladio progetta la celebre villa Foscari, detta la Malcontenta, lungo la riviera del Brenta, su commissione di una delle più potenti famiglie veneziane. Negli anni successivi, sempre a Venezia, ottiene una serie di importanti incarichi, tra i quali spicca la chiesa di San Giorgio Maggiore con l’annesso Chiostro dei Cipressi.

1565
A vent’anni dal progetto della Basilica, Palladio torna a occuparsi della piazza dei Signori di Vicenza: è la volta dell’edificio che la fronteggia, la Loggia del Capitanio, che tuttavia resterà incompiuta. Caso più unico che raro per un architetto di tale rango, nello stesso scenario si confrontano un’opera degli esordi e una della sua maturità.

1569
Palladio firma un’opera unica nel suo genere, il ponte di Bassano del Grappa, nel quale la funzionalità della struttura lignea, la più indicata per resistere alla furia delle piene, si sposa a un’estetica di grande impatto visivo.

1570
Palladio subentra a Jacopo Sansovino nella carica di architetto consigliere della Repubblica di Venezia. Ottenuta la consacrazione ai massimi livelli artistici, pubblica i Quattro Libri dell’Architettura, l’opera con cui affida la sua lezione ai posteri.

1580
È l’anno del Teatro Olimpico di Vicenza, opera tra le più suggestive, chiaramente ispirata ai modelli dell’arte classica. La costruzione verrà portata a compimento dal figlio Silla e da Vincenzo Scamozzi, suo erede spirituale. All’età di 72 anni muore, probabilmente a Maser durante un sopralluogo al cantiere del tempietto di villa Barbaro.

Palladio, una vita romanzesca

Andrea-Palladio-ritrattoLa biografia di Andrea Palladio sarebbe degna di un romanzo o di un film in costume: le umili origini padovane, i faticosi esordi nelle botteghe di scultura, l'incontro con il mecenate che lo avrebbe introdotto alla cultura classica...
Non una vicenda di cappa e spada, certo, ma il racconto di una straordinaria carriera artistica sullo sfondo dell'Italia del Rinascimento.

Ogni villa e ogni palazzo, fino alle grandi chiese veneziane, hanno una loro storia e un personaggio chiave, testimone di un momento della storia personale dell'architetto. Sarebbe bello poter visitare le sue opere in ordine cronologico, così come si può fare virtualmente sui libri o al computer. Si resterebbe stupiti di quanto esse riflettano aspetti dei viaggi di studi a Roma, per esempio, o della personalità dei committenti.

Palladio vive in un periodo di grande crescita economica: sono gli anni in cui Venezia, in crisi sul mare, guarda con nuovo interesse ai dominii di terraferma. È l'uomo giusto al momento giusto: le grandi famiglie veneziane pretendono dimore di campagna degne del loro rango e le famiglie vicentine richiedono palazzi che attenuino il complesso dei provinciali.
La carriera del Palladio ha il culmine proprio a Venezia e si rivolge non casualmente all'architettura sacra.

L'ultimo atto della carriera si tiene a Vicenza ed è quasi incredibile che abbia come oggetto l'architettura più densa di significati, il Teatro Olimpico. Come a dire: "La rappresentazione continua".

Andrea Palladio (1508-1580) - cenni biografici

Figlio del mugnaio Pietro della Gondola e di Marta detta "la zota", Andrea nasce a Padova nel 1508.
Nella città del Santo egli compie le sue prime esperienze come scalpellino nella bottega di Bartolomeo Cavazza da Sossano, che sembra avergli posto condizioni particolarmente dure. Nel 1524, infatti, dopo un primo tentativo fallito, riesce a fuggire a Vicenza: qui entra nella bottega di Pedemuro San Biagio, tenuta da Giovanni di Giacomo da Porlezza e Girolamo Pittoni da Lumignano, a quell'epoca scultori molto famosi a Vicenza.

Tra il 1535 e il 1538 avviene l'incontro che cambierà radicalmente la sua vita: mentre lavora nel cantiere della villa suburbana di Cricoli conosce Giangiorgio Trissino, poeta e umanista, che lo prenderà sotto la sua protezione. Sarà proprio lui a soprannominarlo Palladio, a guidarlo nella sua formazione culturale improntata soprattutto sullo studio dei classici, a condurlo, infine, più volte a Roma.

Qui Andrea si trova per la prima volta a contatto con le architetture che aveva imparato ad amare, può osservare dal vivo i monumenti imperiali, ammirandone la bellezza e studiandone i materiali, le tecniche costruttive, i rapporti spaziali. Ma i viaggi col suo mecenate significano anche l'incontro con i "grandi" del tempo: Michelangelo, Sebastiano Serlio, Giulio Romano, Bramante.

Intorno al 1540 inizia intanto la sua attività autonoma di architetto, con opere come il Palazzo Civena a Ponte Furo (Vicenza) e la villa Godi a Lonedo, mentre nel 1549 si situa l'episodio che lo consacrerà definitivamente: la ricostruzione delle Logge della Basilica di Vicenza in sostituzione di quelle quattrocentesche. Il progetto del Palladio ha la meglio su una concorrenza decisamente agguerrita (erano stati fra gli altri consultati Serlio, Sansovino, Sanmicheli, Giulio Romano). Da allora le nobili famiglie vicentine e veneziane si contenderanno l'attività del Palladio.

Inizia così il periodo più intenso dell'attività palladiana, che si concretizzerà in opere di assoluta bellezza, dal palazzo Chiericati alla villa Barbaro di Maser, dalla "Malcontenta" a Mira alle chiese veneziane del Redentore e di S. Giorgio Maggiore, fino alla notissima Rotonda. Nel 1570, inoltre, Palladio pubblica il trattato I quattro libri dell'architettura, espressione della sua cultura, dei suoi ideali ed anche della sua concreta esperienza. Negli anni '70 è a Venezia in qualità di "proto", cioè consulente architettonico, della Serenissima. Tra febbraio e marzo del 1580 vengono intanto avviati i lavori per la costruzione del teatro Olimpico, edificato su richiesta degli Accademici Olimpici (lo stesso Andrea era stato nel 1556 socio fondatore) per la recitazione della tragedia classica. Tuttavia, prima che l'opera sia completata il Palladio si spegne il 19 agosto 1580.

 

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