Palladio, architetto super partes

tempiettoL'opera del Palladio vanta più di un primato, a partire dalla concezione della villa nella sua massima espressione architettonica. Al di là dei meriti delle singole opere, tuttavia, c'è una costante che caratterizza tutto il suo curriculum: la sorprendente varietà della committenza.

Questo aspetto riguarda non solo l'’importanza degli enti pubblici, dal Comune di Vicenza alla Serenissima Repubblica di Venezia, o il livello sociale dei privati, tra i quali si contano nobili e commercianti, ma anche il loro orientamento politico, che all'epoca oscillava tra Francia e Spagna sullo scacchiere internazionale e tra Venezia, Milano e la Chiesa su quello nazionale (senza dimenticare che in ambito cittadino questo quadro veniva appesantito dagli inevitabili conti in sospeso tra famiglie).

Ebbene Palladio lavorò indifferentemente per gli uni e per gli altri, mise tutti d'accordo in nome di un'architettura che proprio perché ispirata agli ideali della classicità suscitava incondizionata ammirazione. Un'architettura che si preannunciava universale anche per questo aspetto.

Detto questo, bisogna anche riconoscere che la carriera del Palladio non fu tutta rose e fiori. A Vicenza, per esempio, ottenne commissioni pubbliche che cambiarono il volto della città, si pensi solo alla Basilica di piazza dei Signori, ma in compenso ebbe il piacere di vedere realizzati appieno solo alcuni dei suoi palazzi, opere troppo ambiziose per le famiglie cittadine.

A Venezia si verificò un altro curioso fenomeno: i suoi palazzi non furono ritenuti adatti alla capitale, forse perché troppo innovativi o più probabilmente bollati come provinciali, ragion per cui a specchiarsi in laguna sono solo alcune chiese palladiane.

In entrambi i casi l'architetto sembrò pagare lo scotto della novità e forse dell'invidia: per certi versi troppo ambizioso, per altri troppo avanti nei tempi. In altre parole, non tutti i contemporanei si rivelarono ricettivi al suo pensiero. Oggi sappiano che sarebbe stato compensato dalla secolare fortuna della sua idea di architettura.

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